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cod. 318 / sigla:SLZ

Cenni storici della Biblioteca

Il castello di Solza, noto per essere il luogo che, nel 1395, diede i natali a Bartolomeo Colleoni, è giunto a noi come il risultato di molteplici interventi che hanno plasmato un monumento che rispecchia la storia stessa dell'Isola bergamasca. Un monumento nel quale alle strutture militari, nobili e potenti, si sono sovrapposte le tracce di un vivere povero e contadino.
Il castello riveste oggi un valore eccezionale in quanto giunge a noi intatto nella sua non comune complessità stratigrafic.
 
La prima notizia, circa l'esistenza di una struttura difensiva nel territorio di Solza, risale alle cronache di Castello Castelli e riporta un fatto d'armi, avvenuto nel 1404, che vide la rocca spettatrice di una tra le ultime fasi della faida tra le fazioni guelfa e ghibellina.
Il castello di Solza appare come un volume a pianta quadrilatera, disposto sul falsopiano che si affaccia all'alveo dell'Adda, circondato dal tessuto edilizio del borgo, ma, da questo, indipendente e isolato. Il complesso si compone dei resti di una torre e di una cinta muraria, che racchiude una corte sulla quale si aprono alcuni fabbricati.
Benché non ne rimanga in vista alcuna sua parte, il basamento a scarpa e alcuni sondaggi, eseguiti in prossimità dello spigolo sud-ovest, lasciano intendere la presenza di un fossato difensivo lungo l'intero perimetro del castello.
 
La cinta muraria ha mantenuto le medesime caratteristiche costruttive che presentava in origine, a eccezione del fronte ovest e di parte dei fronti nord e sud, lungo i quali è stata ridotta di altezza, in occasione della riconversione della rocca a usi abitativi e contadini.
Sulla sommità della cinta muraria, per lunghi tratti, si legge ancora oggi una teoria di merli, opera successiva al primo impianto, in parte tamponati in occasione della trasformazione del complesso in un edificio residenziale.
Si accede al castello dal lato ovest, per mezzo di una rampa inclinata, ricavata dal rinterro del sedime del fossato. Attraverso un portale in pietra squadrata, che conserva negli stipiti interni le sedi per l'alloggiamento del ponte levatoio e ai cui lati sono presenti due feritoie con spalle e architrave in blocchi di pietra arenaria, si accede alla corte interna.